IL MAGO SILVAN SI RACCONTA

Stavo per tagliare una ragazza in due

Sommario:
Durante uno spettacolo il trucco della donna segata non funzionò: poteva accadere il peggio. La carriera del famoso «mago» è costellata di episodi. Tutto cominciò all'oratorio di Venezia; da allora Silvan si è esibito con successo sui palcoscenici di tutto il mondo, davanti a famosi personaggi che hanno apprezzato le sue doti. La differenza tra il prestigiatore, l'illusionista e l'ipnotizzatore.

Aldo Savoldello, in arte Silvan, è, come lui stesso si è definito in questa intervista, un «ragazzo cinquanta e più, che ha sempre voglia di stupire». Nato a Venezia, sposato due figli, Silvan, dopo gli esordi all'oratorio e poi a scuola, al liceo, ha iniziato una professione che lo ha portato a diventare uno dei più noti "maghi" contemporanei. Silvan ha calcato i palcoscenici di tutto il mondo e si è esibito davanti ai personaggi più famosi.

Nel corso del tempo, inoltre, è diventato intrattenitore: sono innumerevoli le partecipazioni a programmi televisivi, alcuni dei quali - per esempio il Sim Sala Bim di qualche anno fa - inventati e condotti da lui stesso. Silvan ha anche scritto una dozzina di libri sulla magia. Non si contano i premi, nazionali e internazionali che ha guadagnato. Ultimo, in ordine di tempo, quello conferitogli per la seconda volta, dall'Accademia delle Arti Magiche di Los Angeles. Si tratta del premio Mago dell'anno (praticamente, il Premio Oscar della Magia) che Silvan ha ricevuto a Hollywood nel corso di una cerimonia, fastosa e importante quanto quella degli Oscar del cinema. A fine novembre sarà al teatro La Cometa di Roma per una Soirée Fantastique.

Ecco l'intervista che Aldo Savoldello, in arte Silvan, ha rilasciato a 50&Più.

Come è nato il nome Silvan?

«Come omaggio ad una seducente e bellissima attrice che ammiravo e ammiro tutt'oggi, Silvana Pampanini. Fu lei che mi consigliò di adoperare questo pseudonimo, sostituendolo a Saghibù, alquanto tenebroso e stregonesco».

Come ha scoperto la "vocazione"?

«Durante un periodo di vacanze con la mia famiglia a Crespano del Grappa. Vidi un prestigiatore esibirsi: catturò la mia fantasia. Così come quando frequentavo le lezioni di catechismo nella parrocchia del mio "sestiere" e rimanevo affascinato da alcuni racconti biblici: Mosè e la spartizione delle acque, la trasformazione della verga in serpente, e altri racconti».

A quanti anni ha cominciato?

«A 7 anni».

Racconti qualche episodio sui sui esordi.

«All'oratorio Don Bosco conducevo uno spettacolo-fiume di quattro ore di fila. L'armamentario, "magico" era contenuto in una scatola per scarpe di cartone… Ma le acclamazioni e l'entusiasmo di quel pubblico, formato da preti e ragazzi, con l'aggiunta di qualche familiare, è ancora nelle mie orecchie. Sempre nella mia città e ancora con i calzoncini corti mi capitò di stupire con dei giochini Orson Welles, geniale regista e ottimo prestigiatore, a quel tempo a Venezia per girare in un campiello, l'Otello di Shakespeare. Non sapevo che si trattasse del grande attore. Negli anni Ottanta a Roma, vedendo per caso un mio Sim Sala Bim televisivo, disse in una intervista che ero il suo mago preferito. Coincidenza? Solo molti anni più tardi, da un comune amico prestigiatore di Los Angeles, Welles seppe che Silvan e il "maghetto" veneziano, incontrato tanti anni prima, erano la stessa persona».

Si dice prestigiatore o è più corretto dire prestidigitatore?

«L'appellativo deriva dalle parole latine praesto (pronto) e digitus (dito). "Prestidigitazione", dunque è l'arte di essere "pronti", svelti con le dita, in sintesi destrezza di mano. Seguendo la logica, in latino si dovrebbe dire praestidigitator. Invece si diceva e si dice praestigiator, come testimonia anche Plauto. In italiano, prestigiatore  è più comune di prestidigitatore, anche se l'uso dell'uno o dell'altro è facoltativo».

Che differenza c'è fra un prestigiatore e un illusionista?

«Nessuna».

Chi sono i più grandi illusionisti di tutti i tempi?

«Si appanna ogni giorno di più l'immagine dei maghi fine Ottocento e avanza quella del Duemila. Ogni artista va, comunque, collocato nell'epoca in cui è vissuto. Anche se il confronto è difficile, direi: Thurston, Danté, Blackstone ieri; Siegfried & Roy, Copperfield, Lance Burton, oggi. Questi ultimi sono gli unici al mondo ad essere stati insigniti per due volte del prestigioso premio Magician of the year (Mago dell'anno) dall'Accademia delle Arti Magiche di Hollywood».

Quali sono le più grandi qualità di un mago?

«La prima, amare la magia, che ci interroga e ci invita ad analizzare e rivedere attraverso libri antichi e racconti storici, il rapporto con il nostro passato. La seconda, fare nuovi proseliti. La terza, essere sempre all'altezza di quello che il pubblico si aspetta da te».

Nei suoi trucchi prevalgono gli aspetti diciamo così tecnici o la sua personale bravura?

«Oggi la ricerca della tecnologia più avanzata può costituire un elemento indispensabile per costruire le proprie "grandi illusioni" che devono essere amalgamate con una dose di creatività e fantasia dell'esecutore. Insomma, arte e tecnologia. E' come ascoltare un Cd di Pavarotti: la voce, ma nello stesso tempo, una elaborata e tecnicamente perfetta registrazione».

Quali personaggi famosi hanno assistito a suoi spettacoli?

«Ronald Reagan, Costantino di Grecia, Ranieri di Monaco, Elisabetta d'Inghilterra, De Gaulle, François Mitterand, Margaret Thatcher, Helmut Schmidt, Pertini, Spadolini e tanti altri. Ma il pubblico, in generale, è il personaggio più importante!».

Che differenza c'è fra un mago prestigiatore e un mago ipnotizzatore?

«Entrambi usano l'inganno, ma con una sostanziale differenza. Il prestigiatore ha la licenza del trucco e lo dice apertamente: "il trucco c'è ma non si vede". L'ipnotizzatore, nella sua veste un po' cialtronesca, afferma di possedere fluidi… e autentici poteri, approfittando della buona fede degli spettatori, ingannandoli, raggirandoli. L'ipnosi, al di fuori di un contesto terapeutico, che riguarda la suggestione e i suoi meccanismi recepiti a livello inconscio, non esiste. Se non come messa in scena teatrale, che io stesso (ma quando ero ancora liceale) ho praticato, sotto la guida di un artista in questo campo, il professore Ghigi di Venezia».

Come mai molti personaggi cadono in questo trabocchetto, in questo inganno?

«Si prestano al gioco, tutto qui. Sono perfettamente consci di "mimare" e di mentire, perché riparati dallo scudo dell'ipnosi… E si sentono, nel contempo, gratificati nel rubare la scena ed essere al centro dell'attenzione!».

Qual è il trucco più difficile da lei eseguito?

«La manipolazione di 140 carte con una sola mano».

Ha mai paura che un trucco non riesca?

«Paura, no. Timore sempre».

Le è mai accaduto qualche "incidente del mestiere"?

«Al Teatro Sistina di Roma, nel corso di uno spettacolo, mi accorsi che stavo realmente tagliando la mia splendida partner in due pezzi. Cambiai l'effetto. Il pubblico non si accorse di niente».

Ha mai usato qualche trucco nella sua vita privata?

«Trucchi leciti, sempre. Per strappare un sorriso, un "oh" di meraviglia. O magari per stupire e alleggerire qualche sofferenza nei vari istituti, al di fuori di ogni pubblicità».

Ha mai fatto qualche scherzo a familiari od amici?

«Scherzi no. Magie sì, tante».

Lei, oltre che mago è un bell'uomo. Ha mai approfittato (in senso buono) del suo "doppio" fascino per sedurre una donna?

«Certamente. Un direttore d'orchestra anche senza salire sul podio, rimane sempre un direttore d'orchestra».

A parte la giusta riservatezza circa i suoi trucchi, c'è qualcuno a cui ha rivelato i suoi segreti?

«Ho due figli meravigliosi, entrambi laureati. Al maschio, che non farà mai l'illusionista, ma che ogni tanto viene ad aiutarmi per l'argent de poche, ho svelato tutto, o quasi».

C'è una quotazione per trucchi dei maghi così come per le opere d'arte?

«Sì, per quelli usati dai grandi artisti del passato. Come per le manette autentiche usate da Houdini (morto nel 1926) e utilizzate per una sfida lanciata dal quotidiano Daily Mirror di Londra agli inizi del secolo scorso. Oggi possono essere battute a 200 milioni».

Quanto vale un suo trucco?

«Credo di essere un illusionista a tutto campo e come tale le garantisco che con una moneta da 100 lire e un po' di fantasia si possono fare delle meraviglie…».

E quanto il suo trucco più esclusivo?

«Non ha prezzo, perché è considerato opera d'ingegno. Dipende dall'appassionato, dal collezionista, dal professionista. Ma mi creda, ne ho regalati tanti a colleghi indigenti. Sono felice se un collega ha successo. L'invidia e la frustrazione scattano solo quando non si risconosce il talento degli altri. Come in tutti i campi».

Quanto guadagna un mago affermato?

«Quanto un professionista affermato. Io sono uno a cui è andata bene. Ho ricevuto molto più di quello che ho dato. E penso ai molti altri che non ce l'hanno fatta. A loro ho dedicato l'ultimo award ricevuto a Hollywood».

Quella del mago è una professione che consiglierebbe?

«Quando in una persona c'è un valore intrinseco, prima o poi viene fuori. Come diceva mio padre: "Chi ha gambe cammina da solo". Se si è convinti, senza falsa modestia, di possedere le qualità e il talento necessari per svolgere questa professione che (non dimentichiamoci) è un'arte e non si manifesta soltanto con delle apparizioni televisive… Se uno crede, a prescindere dalle difficoltà e dai disagi e nonostante la precarietà che comporta, di ricavare un sostentamento economico 365 giorni l'anno, allora consiglio l'aspirante di prendere la sua valigetta, per dirla con De Amicis, e iniziare a galoppare. Con la prospettiva di un futuro… magico!».

Quando passerà a miglior vita (tocchi pure ferro) a chi lascerà in eredità i suoi trucchi?

«Se fossi un pianista, direi: a chi suona meglio il pianoforte, a una Scuola di piano. Oppure a chi conosce benissimo Rachmaninov o Chopin ma… non ha il pianoforte!».

Come concludiamo questa intervista?

«All'inizio dei miei spettacoli, una voce "dice" alcuni miei versi. Li dedico a tutti lettori della vostra splendida rivista.

"La magia è ovunque./ Magia è l'alba / è il tramonto. / La magia è la vita che / è dentro di noi. / E' la Vita! / Ma quando qualcuno ti propone / 100 minuti di impossibile, / uno spettacolo che supera / i confini della logica… / Questa non è magia / Questo è… / un Prestigiatore!"».

didascalie

Il grande fascino del prestigiatore non tramonterà mai: un'atmosfera suggestiva, una bella donna come partner, una consumata abilità e il gioco è fatto; tutti noi abbiamo bisogno di illusioni, e in questo caso il mago Silvan (in questa foto è all'opera proprio con il nume-

ro più rischioso, quello della donna tagliata in due) è prodigo di sensazioni sorprendenti.

Personaggi famosi come Reagan, Ranieri di Monaco, Elisabetta d'Inghilterra, persino il severo De Gaulle hanno assistito agli spettacoli di Silvan, stupendosi di fronte alla sua abilità di proporre trucchi che ci sono «ma non si vedono». L'esibizione più difficile del Mago: «la manipolazione di 140 carte con una mano sola». In questa foto, Silvan improvvisa un piccolo spettacolo davanti al Colosseo

e fa levitare a mezz'aria una turista. All'esibizione ha assistito un pubblico di pellegrini rimasti esterrefatti dell'abilità dell'illusionista.

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