Nel
corso del tempo, inoltre, è diventato intrattenitore: sono innumerevoli
le partecipazioni a programmi televisivi, alcuni dei quali - per
esempio il Sim Sala Bim di qualche anno fa - inventati e condotti
da lui stesso. Silvan ha anche scritto una dozzina di libri sulla
magia. Non si contano i premi, nazionali e internazionali che ha
guadagnato. Ultimo, in ordine di tempo, quello conferitogli per
la seconda volta, dall'Accademia delle Arti Magiche di Los Angeles.
Si tratta del premio Mago dell'anno (praticamente, il Premio Oscar
della Magia) che Silvan ha ricevuto a Hollywood nel corso di una
cerimonia, fastosa e importante quanto quella degli Oscar del cinema.
A fine novembre sarà al teatro La Cometa di Roma per una Soirée
Fantastique.
Ecco l'intervista che Aldo Savoldello, in arte Silvan, ha rilasciato
a 50&Più.
Come
è nato il nome Silvan?
«Come
omaggio ad una seducente e bellissima attrice che ammiravo e ammiro
tutt'oggi, Silvana Pampanini. Fu lei che mi consigliò di adoperare
questo pseudonimo, sostituendolo a Saghibù, alquanto tenebroso e
stregonesco».
Come
ha scoperto la "vocazione"?
«Durante
un periodo di vacanze con la mia famiglia a Crespano del Grappa.
Vidi un prestigiatore esibirsi: catturò la mia fantasia. Così come
quando frequentavo le lezioni di catechismo nella parrocchia del
mio "sestiere" e rimanevo affascinato da alcuni racconti biblici:
Mosè e la spartizione delle acque, la trasformazione della verga
in serpente, e altri racconti».
A
quanti anni ha cominciato?
«A
7 anni».
Racconti
qualche episodio sui sui esordi.
«All'oratorio
Don Bosco conducevo uno spettacolo-fiume di quattro ore di fila.
L'armamentario, "magico" era contenuto in una scatola per scarpe
di cartone… Ma le acclamazioni e l'entusiasmo di quel pubblico,
formato da preti e ragazzi, con l'aggiunta di qualche familiare,
è ancora nelle mie orecchie. Sempre nella mia città e ancora con
i calzoncini corti mi capitò di stupire con dei giochini Orson Welles,
geniale regista e ottimo prestigiatore, a quel tempo a Venezia per
girare in un campiello, l'Otello di Shakespeare. Non sapevo che
si trattasse del grande attore. Negli anni Ottanta a Roma, vedendo
per caso un mio Sim Sala Bim televisivo, disse in una intervista
che ero il suo mago preferito. Coincidenza? Solo molti anni più
tardi, da un comune amico prestigiatore di Los Angeles, Welles seppe
che Silvan e il "maghetto" veneziano, incontrato tanti anni prima,
erano la stessa persona».
Si
dice prestigiatore o è più corretto dire prestidigitatore?
«L'appellativo
deriva dalle parole latine praesto (pronto) e digitus (dito). "Prestidigitazione",
dunque è l'arte di essere "pronti", svelti con le dita, in sintesi
destrezza di mano. Seguendo la logica, in latino si dovrebbe dire
praestidigitator. Invece si diceva e si dice praestigiator, come
testimonia anche Plauto. In italiano, prestigiatore è più
comune di prestidigitatore, anche se l'uso dell'uno o dell'altro
è facoltativo».
Che
differenza c'è fra un prestigiatore e un illusionista?
«Nessuna».
Chi
sono i più grandi illusionisti di tutti i tempi?
«Si
appanna ogni giorno di più l'immagine dei maghi fine Ottocento e
avanza quella del Duemila. Ogni artista va, comunque, collocato
nell'epoca in cui è vissuto. Anche se il confronto è difficile,
direi: Thurston, Danté, Blackstone ieri; Siegfried & Roy, Copperfield,
Lance Burton, oggi. Questi ultimi sono gli unici al mondo ad essere
stati insigniti per due volte del prestigioso premio Magician of
the year (Mago dell'anno) dall'Accademia delle Arti Magiche di Hollywood».
Quali
sono le più grandi qualità di un mago?
«La
prima, amare la magia, che ci interroga e ci invita ad analizzare
e rivedere attraverso libri antichi e racconti storici, il rapporto
con il nostro passato. La seconda, fare nuovi proseliti. La terza,
essere sempre all'altezza di quello che il pubblico si aspetta da
te».
Nei suoi trucchi prevalgono gli aspetti diciamo così tecnici o la
sua personale bravura?
«Oggi
la ricerca della tecnologia più avanzata può costituire un elemento
indispensabile per costruire le proprie "grandi illusioni" che devono
essere amalgamate con una dose di creatività e fantasia dell'esecutore.
Insomma, arte e tecnologia. E' come ascoltare un Cd di Pavarotti:
la voce, ma nello stesso tempo, una elaborata e tecnicamente perfetta
registrazione».
Quali
personaggi famosi hanno assistito a suoi spettacoli?
«Ronald
Reagan, Costantino di Grecia, Ranieri di Monaco, Elisabetta d'Inghilterra,
De Gaulle, François Mitterand, Margaret Thatcher, Helmut Schmidt,
Pertini, Spadolini e tanti altri. Ma il pubblico, in generale, è
il personaggio più importante!».
Che differenza c'è fra un mago prestigiatore e un mago ipnotizzatore?
«Entrambi
usano l'inganno, ma con una sostanziale differenza. Il prestigiatore
ha la licenza del trucco e lo dice apertamente: "il trucco c'è ma
non si vede". L'ipnotizzatore, nella sua veste un po' cialtronesca,
afferma di possedere fluidi… e autentici poteri, approfittando della
buona fede degli spettatori, ingannandoli, raggirandoli. L'ipnosi,
al di fuori di un contesto terapeutico, che riguarda la suggestione
e i suoi meccanismi recepiti a livello inconscio, non esiste. Se
non come messa in scena teatrale, che io stesso (ma quando ero ancora
liceale) ho praticato, sotto la guida di un artista in questo campo,
il professore Ghigi di Venezia».
Come
mai molti personaggi cadono in questo trabocchetto, in questo inganno?
«Si
prestano al gioco, tutto qui. Sono perfettamente consci di "mimare"
e di mentire, perché riparati dallo scudo dell'ipnosi… E si
sentono, nel contempo, gratificati nel rubare la scena ed essere
al centro dell'attenzione!».
Qual
è il trucco più difficile da lei eseguito?
«La
manipolazione di 140 carte con una sola mano».
Ha
mai paura che un trucco non riesca?
«Paura,
no. Timore sempre».
Le
è mai accaduto qualche "incidente del mestiere"?
«Al
Teatro Sistina di Roma, nel corso di uno spettacolo, mi accorsi
che stavo realmente tagliando la mia splendida partner in due pezzi.
Cambiai l'effetto. Il pubblico non si accorse di niente».
Ha
mai usato qualche trucco nella sua vita privata?
«Trucchi
leciti, sempre. Per strappare un sorriso, un "oh" di meraviglia.
O magari per stupire e alleggerire qualche sofferenza nei vari istituti,
al di fuori di ogni pubblicità».
Ha
mai fatto qualche scherzo a familiari od amici?
«Scherzi
no. Magie sì, tante».
Lei,
oltre che mago è un bell'uomo. Ha mai approfittato (in senso buono)
del suo "doppio" fascino per sedurre una donna?
«Certamente.
Un direttore d'orchestra anche senza salire sul podio, rimane sempre
un direttore d'orchestra».
A parte la giusta riservatezza circa i suoi trucchi, c'è qualcuno
a cui ha rivelato i suoi segreti?
«Ho
due figli meravigliosi, entrambi laureati. Al maschio, che non farà
mai l'illusionista, ma che ogni tanto viene ad aiutarmi per l'argent
de poche, ho svelato tutto, o quasi».
C'è
una quotazione per trucchi dei maghi così come per le opere d'arte?
«Sì,
per quelli usati dai grandi artisti del passato. Come per le manette
autentiche usate da Houdini (morto nel 1926) e utilizzate per una
sfida lanciata dal quotidiano Daily Mirror di Londra agli inizi
del secolo scorso. Oggi possono essere battute a 200 milioni».
Quanto
vale un suo trucco?
«Credo
di essere un illusionista a tutto campo e come tale le garantisco
che con una moneta da 100 lire e un po' di fantasia si possono fare
delle meraviglie…».
E
quanto il suo trucco più esclusivo?
«Non
ha prezzo, perché è considerato opera d'ingegno. Dipende dall'appassionato,
dal collezionista, dal professionista. Ma mi creda, ne ho regalati
tanti a colleghi indigenti. Sono felice se un collega ha successo.
L'invidia e la frustrazione scattano solo quando non si risconosce
il talento degli altri. Come in tutti i campi».
Quanto guadagna un mago affermato?
«Quanto
un professionista affermato. Io sono uno a cui è andata bene. Ho
ricevuto molto più di quello che ho dato. E penso ai molti altri
che non ce l'hanno fatta. A loro ho dedicato l'ultimo award ricevuto
a Hollywood».
Quella
del mago è una professione che consiglierebbe?
«Quando
in una persona c'è un valore intrinseco, prima o poi viene fuori.
Come diceva mio padre: "Chi ha gambe cammina da solo". Se si è convinti,
senza falsa modestia, di possedere le qualità e il talento necessari
per svolgere questa professione che (non dimentichiamoci) è un'arte
e non si manifesta soltanto con delle apparizioni televisive… Se
uno crede, a prescindere dalle difficoltà e dai disagi e nonostante
la precarietà che comporta, di ricavare un sostentamento economico
365 giorni l'anno, allora consiglio l'aspirante di prendere la sua
valigetta, per dirla con De Amicis, e iniziare a galoppare. Con
la prospettiva di un futuro… magico!».
Quando passerà a miglior vita (tocchi pure ferro) a chi lascerà
in eredità i suoi trucchi?
«Se
fossi un pianista, direi: a chi suona meglio il pianoforte, a una
Scuola di piano. Oppure a chi conosce benissimo Rachmaninov o Chopin
ma… non ha il pianoforte!».
Come
concludiamo questa intervista?
«All'inizio
dei miei spettacoli, una voce "dice" alcuni miei versi. Li dedico
a tutti lettori della vostra splendida rivista.
"La
magia è ovunque./ Magia è l'alba / è il tramonto. / La magia è la
vita che / è dentro di noi. / E' la Vita! / Ma quando qualcuno ti
propone / 100 minuti di impossibile, / uno spettacolo che supera
/ i confini della logica… / Questa non è magia / Questo è… / un
Prestigiatore!"».
didascalie
Il
grande fascino del prestigiatore non tramonterà mai: un'atmosfera
suggestiva, una bella donna come partner, una consumata abilità
e il gioco è fatto; tutti noi abbiamo bisogno di illusioni, e in
questo caso il mago Silvan (in questa foto è all'opera proprio con
il nume-
ro
più rischioso, quello della donna tagliata in due) è prodigo di
sensazioni sorprendenti.
Personaggi
famosi come Reagan, Ranieri di Monaco, Elisabetta d'Inghilterra,
persino il severo De Gaulle hanno assistito agli spettacoli di Silvan,
stupendosi di fronte alla sua abilità di proporre trucchi che ci
sono «ma non si vedono». L'esibizione più difficile del Mago: «la
manipolazione di 140 carte con una mano sola». In questa foto, Silvan
improvvisa un piccolo spettacolo davanti al Colosseo
e
fa levitare a mezz'aria una turista. All'esibizione ha assistito
un pubblico di pellegrini rimasti esterrefatti dell'abilità dell'illusionista.